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la
Pedagogia Curativa e i doni dei bambini considerati
“difficili”
“Il nostro
giusto compito come educatori è quello di rimuovere gli
ostacoli.
Ogni bambino di qualsiasi età porta qualcosa di nuovo
nel mondo.
Ed è nostro compito come educatori, di rimuovere gli
ostacoli fisici e psichici dal suo cammino, rimuovere
gli ostacoli affinché il suo spirito possa manifestarsi
nella vita in piena libertà.” (Rudolf Steiner)
La Pedagogia
Curativa è orientata al sostegno e al supporto di
bambini bisognosi di cure speciali, oggi allargata anche
a bambini ed adolescenti con disturbi comportamentali e
di apprendimento.
L’obiettivo di
un gruppo di lavoro di Pedagogia Curativa è quello di
accompagnare i bambini nel loro processo reale di
apprendimento. I bambini che frequentano il gruppo sono
iscritti alle classi relative, a seconda della loro età
anagrafica, con un piano educativo individualizzato
(PEI) che segue gli obiettivi generali del programma
steineriano adatto a quell’età, ma che illustra come la
didattica sia proposta in modo completamente diverso nei
tempi e nella modalità.
Ogni bambino
partecipa al gruppo con le proprie caratteristiche e con
le proprie difficoltà: la difficoltà non è un ostacolo
ma un punto di partenza, porta a tempi di acquisizione
adeguati al singolo e a processi di lavoro esperienziali
e concreti che diano al bambino l’opportunità di
sperimentare nel quotidiano qualsiasi acquisizione.
L’integrazione passa infatti attraverso la possibilità
autentica di apprendere, poiché è diritto di ogni
bambino quello di non essere spettatore, ma di agire
nella vita sfruttando tutte le proprie possibilità.
In tal senso, i
bambini che fanno parte del gruppo di Pedagogia Curativa
non presentano tutti la stessa patologia affinché
diverse caratteristiche o impedimenti si possano
completare ed aiutare vicendevolmente, così che
l’allievo con handicap, di solito oggetto di aiuto da
parte degli altri, può finalmente avere un ruolo attivo
e comprendere nel quotidiano come il suo handicap non
sia solo limitazione, ma anche potenzialità e risorsa.
L’approccio
didattico per questi bambini prevede che ogni argomento
sia trattato in modo concreto, esperienziale e
specificatamente “curativo”. Questo significa che
l’insegnante agisce in modo diverso per ogni bambino,
pur all’interno di una lezione corale, cercando di
armonizzare, attraverso la didattica, ciò che nel
bambino si presenta come unilateralità. Per poter fare
questo è necessario uno sguardo sull’allievo che non è
solo pedagogico, ma anche medico e terapeutico.
La didattica
parte dunque da una conoscenza approfondita dei processi
fisiologici,emotivi e cognitivi del bambino. A garantire
tale possibilità di approccio è il fatto che il
Consiglio di Classe, oltre che dalle insegnanti e dagli
esperti, è formato dai terapeuti e da un medico.
Alle discipline
tradizionali si aggiungono le arti figurative e
musicali,i lavori manuali, il disegnare forme, il
giardinaggio,la falegnameria, l’euritmia e l’educazione
motoria.
Date le
peculiarità della didattica proposta, essa viene svolta
all’interno del gruppo di Pedagogia Curativa, mentre il
processo di integrazione sociale è garantito dal fatto
che i bambini vivono diversi momenti con il resto della
scuola: il gioco in cortile, ogni giorno durante gli
intervalli, la celebrazione comunitaria delle feste
dell’anno e delle recite, la partecipazione a gruppi e
laboratori comuni con i bambini delle rispettive classi.
Nella scuola,
l’incontro con il bambino con handicap grave, affinché
sia garantita la sua possibilità di crescita e di
apprendimento, necessita di competenze plurime che si
intersecano, in un progetto coordinato e condiviso.
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